PIAZZA NAVONA: Anche conosciuta con il nome di Circolo Agonale. Sorge sull’antico stadio di Domiziano capace di contenere 30.000 spettatori, vi sono tre magnifiche fontane, quella del centro, rappresenta una favola di Esopo fatta in marmo, è del Bernini che la fece base per l’obelisco egiziano che sorgeva al Circo di Massenzio.
La chiesa di S. Agnese in Agone, è un magnifico esemplare di stile barocco. E’ opera del G. Rinaldi e del Borromini. Nelle adiacenze la chiesa di S. Maria della pace, ove sull’arcata della prima cappella a destra si ammira il celebre Gruppo delle sibille, di Raffaello. Il grazioso portico è di Pietro da Cortona. Attiguo alla chiesa è il chiostro del Bramante.
Piazza Navona, ai tempi dell'antica Roma, era lo stadio di Domiziano che fu costruito dall'imperatore Domiziano nell'85 e nel III secolo fu restaurato da Alessandro Severo. Era lungo 276 metri, largo 54 e poteva ospitare 30.000 spettatori.
Lo stadio era riccamente decorato con statue, una delle quali è quella di Pasquino (forse una copia di un gruppo ellenistico pergameno che si presume rappresentante Menelao che sorregge il corpo di Patroclo), ora nell'omonima piazza di fianco a piazza Navona.
Poiché era uno stadio e non un circo, non c'erano i carceres (i cancelli da cui uscivano i cavalli da corsa) né la spina (il muro divisorio intorno a cui correvano i cavalli) come ad esempio il Circo Massimo, ma era tutto libero ed utilizzato per le gare degli atleti. L'obelisco che ora sta al centro della piazza non si trovava lì, ma viene dal circo Massenzio, che stava sulla via Appia.
Il nome della piazza era originariamente "in Agone" (dal greco agones, "giochi") poiché lo stadio era usato solo ed esclusivamente per le gare di atletica. Non è assolutamente vero che piazza Navona veniva usata per le battaglie navali: si tratta di una leggenda metropolitana generata dal fatto che la piazza veniva allagata solitamente nel mese di agosto per lenire il caldo; anticamente la piazza era concava, si bloccavano le chiusure delle tre fontane e l'acqua usciva in modo da allagare la piazza.
La notissima leggenda circa la
presunta
rivalità fra il
Bernini ed il Borromini
suggerisce che a
due delle
quattro statue
dei fiumi il
maligno Bernini
abbia voluto
concedere
speciali tutele
contro l'opera
dell'avversario:
al Nilo una
benda sulla
testa per
sottrarsi
all'infelice
visione ed al
Rio della Plata
una mano protesa
per ripararsi
dal forse
imminente crollo
della chiesa; ma
la credenza è
infondata,
poiché la
fontana fu
realizzata prima
della chiesa
(com'è noto,
poi, il Nilo ha
la testa bendata
perché al tempo
non erano state
ancora scoperte
le sue
sorgenti). È
vero invece che
sulla facciata
della chiesa, la
statua di
Sant'Agnese ha
una postura che
apre a molte
possibili
interpretazioni,
fra le quali
quella che la
famosa mano sul
petto, insieme
all'espressione
del volto, sia
segno di
sconcerto.
La
"competizione"
fra i due
autori, almeno
in questa
piazza, si
risolse in toni
scherzosi: alle
critiche dello
staff
borrominiano
sulla possibile
tenuta statica
di una struttura
cava, lo staff
concorrente
rispose
ironicamente,
fissando il
gruppo con
"rassicuranti"
tiranti di...
semplice spago.