
La sua
costruzione
iniziò nel 72
sotto
l'imperatore
Vespasiano,
della dinastia
flavia. I lavori
furono
finanziati, come
altre opere
pubbliche del
periodo, con il
provento delle
tasse
provinciali e il
bottino del
saccheggio del
tempio di
Gerusalemme (70
d.C.).
L'area scelta
era una vallata
tra la Velia, il
colle Oppio e il
Celio, in cui si
trovava un lago
artificiale (lo
stagnum citato
dal poeta
Marziale) fatto
scavare da
Nerone per la
propria Domus
Aurea.
Questo specchio
d'acqua,
alimentato da
fonti che
sgorgavano dalle
fondazioni del
Tempio del Divo
Claudio sul
Celio, venne
ricoperto da
Vespasiano con
un gesto riparatorio
contro la
politica del
tiranno Nerone
che aveva
usurpato il
terreno
pubblico, e
destinato ad uso
proprio,
rendendo così
evidente la
differenza tra
il vecchio ed il
nuovo
principato.
Vespasiano fece
dirottare
l'acquedotto per
uso civile,
bonificò il lago
e vi fece
gettare delle
fondazioni, più
resistenti nel
punto in cui
sarebbe dovuta
essere edificata
la cavea.
Vespasiano vide
la costruzione
dei primi due
piani e riuscì a
dedicare
l'edificio prima
della propria
morte nel 79.[3]
L'edificio era
il primo grande
anfiteatro
stabile di Roma,
dopo due
strutture minori
o provvisorie di
epoca
giulio-claudia
(l'amphiteatrum
Tauri e l'amphiteatrum
Caligulae) e
dopo ben 150
anni dai primi
anfiteatri in
Campania.
Il figlio e
successore di
Vespasiano,
Tito, aggiunse
il terzo e
quarto ordine di
posti e inaugurò
l'anfiteatro con
cento giorni di
giochi,
nell'80.[4] Poco
dopo, il secondo
figlio di
Vespasiano,
l'imperatore
Domiziano, operò
importanti
modifiche,
completando
l'opera ad
clipea
(probabilmente
degli scudi
decorativi in
bronzo
dorato),[3],
aggiungendo
forse il
maenarium summum[5]
e realizzando i
sotterranei
dell'arena: dopo
il completamento
dei lavori non
fu più possibile
tenere
nell'anfiteatro
delle naumachie
(rappresentazioni
di battaglie
navali), che
invece le fonti
riportano per
l'epoca
precedente.
Contemporaneamente
all'anfiteatro
vennero
costruiti alcuni
edifici di
servizio per i
giochi: i ludi
(caserme e
luoghi di
allenamento per
i gladiatori,
tra cui sono
noti il Magnus,
il Gallicus, il
Matutinus e il
Dacicus), la
caserma del
distaccamento
dei marinai
della Classis
Misenensis (la
flotta romana di
base a Miseno)
adibiti alla
manovra del
velarium (castra
misenatium), il
summum choragium
e gli
armamentaria
(depositi delle
armi e delle
attrezzature),
il sanatorium
(luogo di cura
per le ferite
dei
combattimenti) e
lo spoliarum un
luogo in cui
venivano
trattate le
spoglie dei
gladiatori
defunti in
combattimento.